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Questo post del blog è un riassunto di una potente lezione sulla parashà Lech Lecha. Vale sicuramente la pena guardare la lezione completa su YouTube per un approfondimento. Qui condividiamo alcune idee chiave e lezioni pratiche su come possiamo usare la nostra parola nella vita quotidiana per costruire anziché distruggere.


Camminare nello Spirito di Abramo: fede, ricchezza e Sedaka

Fermatevi un attimo e riflettete su questa frase: “Lascia la tua terra, la tua patria, la casa di tuo padre e vattene.”

Nessun dettaglio. Nessuna mappa. Solo una voce. Immaginate il tipo di persona che risponderebbe a una chiamata del genere. E poi pensate al tipo di fede che ci vuole per rifiutare la ricchezza dopo aver vinto una guerra. La logica moderna potrebbe considerarlo un movimento laterale, un passo laterale, ma la Torah lo definisce qualcosa di più profondo: Rivolgiti a te stesso.

La fede inizia dove finisce la certezza.

Fede contro successo moderno

Il filosofo Stephen Hicks afferma spesso che la filosofia plasma il modo in cui definiamo il successo. La cultura moderna equipara il successo al possesso: più controlli, più sei libero.

Ma ecco il paradosso: il padre della fede diventa padre delle nazioni non attraverso il possesso, ma attraverso il rilascio. La grandezza di Abramo non risiedeva nell'intelletto, nella conquista o nell'ambizione. Stava nella fede.amuna. Genesi 15:6 ci dice:

“Egli credette nel Signore, e questo gli fu accreditato come giustizia”.”

La parola ebraica sedaka può essere tradotto come rettitudine o giustizia. La fede di Abramo era una visione morale e una fiducia nella bontà, anche quando le prove non erano ancora visibili.

Le prove di Abramo: fede e ricchezza

Il viaggio di Abramo offre due prove cruciali:

  1. La prova della fede: Agire senza conoscere l'esito, confidando che l'universo sia governato dal bene. Dal restituire un portafoglio smarrito all'immergersi in mare prima che si apra, la fede si manifesta in molteplici dimensioni.
  2. La prova della ricchezza: Dopo aver sconfitto quattro re, il re di Sodoma offre ad Abramo immense ricchezze. Egli rifiuta, dicendo:

“Non prenderò da te né un filo né un laccio di scarpa, perché tu non dica: "Ho arricchito Abramo"‘ (Genesi 14:23).

Qui, Abramo riconosce che la ricchezza non si guadagna, ma viene affidata da Dio. La proprietà, si rende conto, è un peso; la gestione è libertà. La ricchezza diventa uno strumento di responsabilità, non di controllo.

Sedaka: Giustizia, non Carità

Molti traducono sedaka come la carità, ma è più profonda. La carità viene dal cuore; sedaka deriva dalla giustizia. È un obbligo riequilibrare la bilancia del mondo, assicurando che chi ha abbondanza condivida con chi è nel bisogno.

Dare sedaka non diminuisce ciò che abbiamo, ma aumenta l'abbondanza. È una fiducia radicale nell'infinito. L'economia insegna la scarsità, ma sedaka trasforma la ricchezza da peso a flusso. Abramo lo capì: donare significa partecipare all'abbondanza di Dio.

Fede e generosità come una cosa sola

La fede senza generosità diventa astrazione; la generosità senza fede diventa ansia. Abramo unì queste idee: credere significa abbandonare il controllo, e donare significa vivere quella fede.

In una mentalità materialista, il successo equivale a controllo, e la ricchezza crea libertà, ma anche ansia. In una mentalità di fede, la fiducia crea libertà. Abramo vide che tutto proviene dal possessore del cielo e della terra, e donò di conseguenza.

Pensa alla ricchezza come all'acqua: accumulata, ristagna; rilasciata, irriga. Sedaka trasforma le risorse dal peso in un flusso vivificante. Fede e rettitudine non sono due atti separati: sono un'unica esperienza vissuta.

Vivere nell'alleanza di Abramo

Seguire Abramo significa camminare verso l'ignoto senza prendere ciò che non ci appartiene. La fede non è cecità; è una visione laterale, che scopre l'abbondanza dove altri vedono scarsità.

La fede è libertà dalla paura. Sedaka è quella fede resa visibile nel mondo.

Possiamo noi, figli dello spirito di Abramo, considerare la nostra ricchezza come affidata a noi, il nostro dare come sacro e la nostra fede come la più grande sedaka di tutti.

Di Rabbi Tani Burton

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