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Le Maan Daat: un discorso chassidico sulla consapevolezza spirituale

Introduzione

Questo blog offre un riassunto conciso delle quattro lezioni del discorso chassidico del rabbino Yosef Yitchak Schneerson, di benedetta memoria, del 1930. Il discorso mirava a rafforzare gli ebrei emigrati dall'Europa in America nella loro osservanza della Torah e delle mitzvot, in una nuova società che non si conformava a uno stile di vita basato sulla Torah. 

Il punto di partenza di questo discorso è 1 Re 8:41, in cui re Salomone prega, in occasione della dedicazione del Primo Tempio, affinché anche i non ebrei vengano a pregare nel Tempio.

Questo blog offre solo un breve riassunto, ed è vivamente consigliato guardare l'intera serie di lezioni su YouTube per una comprensione più completa.

La questione dell'ignoranza

Il Rebbe mette in discussione l'interpretazione convenzionale del termine "Amey Haaretz", spesso tradotto come "ignoranti" o "non esperti di Torah". Tuttavia, in questo contesto – in cui la discussione verte su concetti ebraici profondi, come i nomi di Dio e la loro unità – il Rebbe sostiene che questo termine debba essere inteso in modo diverso. Suggerisce che "Amey Haaretz" non si riferisca a persone prive di intelligenza, ma a individui preoccupati da questioni mondane e materiali, come gli uomini d'affari. Queste persone sono coinvolte nelle "questioni terrene", permettendo che i loro impegni mondani le distraggano dalla Torah e dalle mitzvot. Il Rebbe supporta questa interpretazione con il commentario di Rashi sulla Torah, dimostrando che il termine si riferisce più al coinvolgimento nella vita quotidiana che all'incapacità di comprendere concetti spirituali.

Nonostante la loro intelligenza, questi individui dimenticano le proprie responsabilità spirituali, il che può portare a un atteggiamento egocentrico e individualista nei confronti della vita. L'osservanza della Torah e delle Mitzvot, e il riconoscimento che Dio è il Signore, non è importante solo per una relazione con Dio, ma anche per le relazioni con i propri simili, rendendola necessaria per una società giusta.

Distrazioni dalla ricerca spirituale

Le distrazioni dai piaceri terreni e materiali includono non solo le cose proibite, ma anche tutto ciò che usiamo eccessivamente per soddisfare i nostri bisogni fisici. Azioni come mangiare e bere dovrebbero essere compiute con la giusta intenzione, ovvero nutrire il corpo per poter servire Dio. Il consumo eccessivo o il godimento fine a se stesso sono contrari alla legge ebraica.

Alla ricerca di piaceri più elevati

Sebbene una persona abbia un corpo fisico e quindi bisogni fisici, il Rebbe sottolinea che in definitiva le persone dovrebbero aspirare a esperienze spirituali ed emotive più elevate e appaganti. Ciò significa superare la tendenza a perseguire i meri piaceri fisici, che può essere compresa come segue:

Il pericolo dell'inclinazione al male

Bisogna essere consapevoli che l'inclinazione al male sa cosa piace a una persona e inizialmente la tenta con cose lecite per distogliere la sua attenzione da Dio e da ciò che Egli chiede. Questo alimenta la crescita dell'anima animale, portando le persone a inventare ogni sorta di scusa per evitare di dedicarsi alla Torah e alla preghiera. L'"inclinazione al male", ovvero l'aspetto negativo dell'anima umana, induce gli individui a cedere ai desideri, anche a cose di per sé lecite. Questo può infine condurre alla ricerca di cose proibite.

Tuttavia, è importante confrontarsi con la Torah, per gli ebrei con i 613 comandamenti e per i non ebrei con i 7 comandamenti e le loro ramificazioni, poiché ci insegnano, attraverso leggi pratiche, cosa è lecito e cosa non lo è. Questo è necessario per mantenere un buon rapporto con Dio e con i nostri simili. 

Il vero scopo dell'interazione con la Torah

Inoltre, la Torah ci offre l'opportunità di comprendere qualcosa di Dio stesso. Tutto ciò rappresenta il vero scopo e la gioia più elevata. Questa gioia trascende le esperienze materiali ed emotive perché implica la connessione con qualcosa di più grande di noi stessi, ovvero la saggezza di Dio.

Confidare nelle benedizioni divine

Non bisogna mai temere che il tempo dedicato a seguire i precetti di Dio possa portare alla perdita di opportunità di lavoro. Dopotutto, è Dio che determina le benedizioni che una persona riceve. È un errore pensare che la preghiera o lo studio influiscano negativamente sulle opportunità di lavoro; in realtà, la benedizione di Dio può derivare anche dal lavorare di meno, a patto di svolgere i propri compiti con le giuste intenzioni e nel modo corretto. 

L'importanza della prospettiva

La benedizione di Dio è più importante dello sforzo personale, perché se Dio ha deciso che qualcuno guadagnerà una certa somma, ciò accadrà a prescindere dai suoi sforzi. Quando si guarda il mondo dalla prospettiva che le benedizioni provengono da Dio, si può evitare lo stress e sentirsi liberi di concentrarsi sui propri doveri spirituali.

Conclusione: Il cammino verso la conoscenza

Tornando alla domanda posta dal Rebbe di Lubavitch: "Come può una persona ignorante imparare e sapere che Dio è il Signore?", la risposta, come spiega il Rebbe, è che questi individui – in particolare gli uomini d'affari o coloro che sono coinvolti in questioni materiali – devono riconoscere che Dio è la vera fonte di ogni benedizione. Invece di lasciarsi consumare da inutili desideri e distrazioni materiali, dovrebbero imparare a confidare in Dio e concentrarsi sul vivere una vita dedicata al Suo servizio. Questa lezione non è rilevante solo per gli ebrei, ma anche per i noachidi, che sono chiamati a vivere secondo le sette leggi noachidi che Dio ha dato loro. In entrambi i casi, il versetto esorta gli individui a rivolgere la loro attenzione a Dio, la fonte di ogni benedizione, piuttosto che perdersi nelle attività mondane.

Di Angelique Sijbolts
Con i ringraziamenti al rabbino Tuvia Serber per le lezioni stimolanti, il feedback e il contributo

Fonti:


Testo Mechon Mamre.org


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