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Parashat Vayigash Nella lettura della Torah di questa settimana troviamo Giuda che fa un lungo discorso davanti a Giuseppe riguardo alla sofferenza di Giacobbe nel caso in cui Beniamino rimanesse in Egitto. Giuseppe, commosso dal fratello, si mostra infine ai suoi fratelli e chiede se il padre è ancora vivo. Qual è il senso della domanda? Inoltre, non troviamo una risposta… Basato su Likutei Sichot vol. 15, p. 387.
Vayigash: Mio padre è ancora vivo?
Nella parashah di questa settimana, Vayigash, Assistiamo all'incontro di Giuda con Giuseppe. In quel momento, Giuda non sapeva di parlare con suo fratello Giuseppe, ma iniziò un lungo e commovente discorso, il più lungo di tutta la Torah. Giuda racconta una storia carica di profonda emozione, spiegando che Giuseppe vuole tenere Beniamino in Egitto mentre gli altri fratelli tornano nella terra di Canaan dal padre Giacobbe. Giuda si oppone, dicendo che ciò è impossibile perché il padre ha già perso un figlio avuto dalla sua amata moglie Rachele, e perdere anche Beniamino sarebbe per lui insopportabile.
Giuda descrive come giunsero in Egitto per comprare cibo e dovettero rispondere a domande sulla loro famiglia. Sottolinea che il padre non può vivere senza Beniamino e insiste sul fatto che non può permettere a Beniamino di rimanere indietro mentre lui stesso ritorna a Canaan. Le parole di Giuda commuovono profondamente Giuseppe, e la Torah ci dice che Giuseppe non riuscì più a controllare le sue emozioni. Sopraffatto dai sentimenti, Giuseppe si rivela ai suoi fratelli: "Io sono Giuseppe, vostro fratello".“
In seguito a questa rivelazione, Giuseppe pone una domanda sorprendente: "Mio padre è ancora vivo?". Questa domanda ha lasciato perplessi i commentatori. Giuda aveva appena parlato a lungo del loro padre, che era chiaramente vivo in quel momento. Perché Giuseppe avrebbe dovuto porre una domanda simile, e perché il testo non fornisce una risposta?
Spiegazione della domanda di Yosef
Secondo un commentatore, Abarbanel, la domanda di Yosef aveva il solo scopo di avviare una conversazione. Tuttavia, ciò sembra superfluo, dato che i due stavano già conversando. Perché Yosef avrebbe dovuto porre una domanda di cui già conosceva la risposta?
Una possibile spiegazione è che la domanda di Giuseppe non fosse da intendersi letteralmente, ma fosse un'espressione di stupore: "Mio padre è davvero ancora vivo?". Era sbalordito che Giacobbe potesse essere ancora vivo dopo 22 anni di immenso dolore e sofferenza. Il Midrash insegna che Giacobbe non poté essere consolato dopo la perdita di Giuseppe perché non si può trovare consolazione quando una persona cara è ancora in vita. Quando qualcuno muore davvero, col tempo il dolore inizia ad attenuarsi, ma quando la persona è in vita, il senso di perdita e di nostalgia persiste. Giuseppe rifletteva sull'enormità della sofferenza di Giacobbe e si meravigliava della resistenza del padre.
Questa comprensione chiarisce l'urgenza con cui Giuseppe disse ai suoi fratelli: "Presto, andate da mio padre, ditegli che sono vivo e portatelo qui". Giuseppe stesso non andò da Giacobbe perché credeva che Dio lo avesse mandato in Egitto per salvarli durante la carestia. Considerava il suo ruolo in Egitto una missione divina e sentiva di non poter abbandonare il suo incarico.
Cosa possiamo imparare da questo?
La Torah non è semplicemente un libro di storia; è una guida per la vita. Una lezione fondamentale di questa storia è che, anche quando la severità è necessaria in una determinata situazione, bisogna esercitare grande cautela. Non appena la necessità di severità cessa, bisogna immediatamente passare alla gentilezza per evitare sofferenze inutili. Giuseppe sottolinea più volte l'importanza dell'urgenza, dicendo: "Sbrigatevi, sbrigatevi, siate veloci".“
Discorso del rabbino Tuvia Serber
Questa è una rappresentazione del testo parlato convertito in testo scritto.
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