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Parashot Acharei / Kedoshim

Le letture di questa settimana contengono molti comandamenti. Uno di questi si chiama Orla e si riferisce ai frutti dei primi tre anni di un albero appena piantato. Dai suoi dettagli si può trarre una lezione semplice ma profonda. (Tratto da Likkutei Sichot, vol. 3, p. 993)


Rimanere radicati: una lezione da Orlah

La porzione della Torah di questa settimana ci presenta due letture intense. La prima narra la tragica scomparsa di Nadav e Avihu, che portarono un “fuoco straordinario” durante l’inaugurazione del Tabernacolo. La seconda ci esorta a “essere santi”, imponendo un tono di responsabilità e consapevolezza spirituale.

Queste porzioni contengono insieme ben 79 mitzvot: 28 nella prima e 51 nella seconda. Data la loro ricchezza, è difficile concentrarsi su un solo concetto. Dopotutto, la Torah non è semplicemente un testo storico; è una guida di insegnamenti per la vita. Ogni dettaglio è ricco di significato. Tuttavia, soffermiamoci su un comandamento specifico e scopriamo il suo potente messaggio.

La mitzvah di Orlah

Il comandamento è noto come Orlah. Insegna che quando un albero da frutto viene piantato, i suoi frutti non possono essere utilizzati o gustati per i primi tre anni. Questi frutti sono considerati “coperti” o soggetti a restrizioni, da cui il termine Orlah, che significa copertura.

Nel quarto anno, i frutti (nella Terra d'Israele) vengono portati a Gerusalemme e consumati lì in stato di santità. Dal quinto anno in poi, il frutto diventa pienamente permesso per l'uso regolare: può essere mangiato, venduto e gustato.

Una legge curiosa

Ora, ecco uno scenario interessante. Supponiamo di avere diversi alberi, e uno di essi ha ancora meno di tre anni, il che significa che i suoi frutti non possono essere raccolti. Se quest'albero si trovasse insieme ad altri alberi i cui frutti sono ammessi, cosa fareste?

La legge stabilisce:

Ciò conduce a un principio fondamentale:

Ciò che è connesso non può essere annullato.

Finché il frutto è ancora attaccato all'albero, non può perdere la sua identità, non può essere annullato. Solo quando si stacca sorge la possibilità di annullamento.

La lezione più profonda

Questo dettaglio halachico racchiude un messaggio profondo per la vita.

Quando una persona è collegato alla loro fonte—verso Dio, verso la Torah, verso il loro scopo—non possono essere annullati. Non importa quali siano le pressioni della società, non importa quanto forti possano sembrare le forze opposte, quel legame preserva l'identità e la forza.

Ma quando una persona diventa disconnesso, Rischiano di perdere se stessi. Possono essere influenzati, assorbiti e infine "annullati" dall'ambiente circostante.

Una lezione dalla storia

Quest'idea si riflette in tutta la storia ebraica. Imperi potenti sono sorti e caduti: Babilonia, Persia, Grecia, Roma e molti altri. Ognuno di essi sembrava inarrestabile ai suoi tempi. Eppure non esistono più.

Il popolo ebraico, tuttavia, rimane.

Perché?

Grazie alla connessione.

Collegamento con la Torah.
Collegamento a Gd.
Collegamento con lo scopo.

Fintanto che quel legame esiste, la sopravvivenza non è solo possibile, ma inevitabile.

Pensiero finale

In un mondo pieno di valori contrastanti e di costante pressione al conformismo, questa lezione è al tempo stesso semplice e potente:

Rimani in contatto.

Quando resti fedele al tuo scopo e allineato con ciò che è vero, non puoi essere cancellato o sminuito. Rimani saldo, a prescindere dal rumore che ti circonda.

Ed è proprio questo legame che dà a una persona la forza di compiere la propria missione: rendere questo mondo una dimora per il Divino.

Discorso del rabbino Tuvia Serber


Questa è una rappresentazione del testo parlato convertito in testo scritto.

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