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Integrare la Torah nella propria vita attraverso la riflessione e la conversazione può essere un'esperienza incredibilmente divertente e coinvolgente. È un viaggio di scoperta, dove l'antica saggezza e gli insegnamenti senza tempo prendono vita nelle nostre esperienze quotidiane. Attraverso la riflessione, abbiamo l'opportunità di immergerci in profondità nel ricco arazzo della Torah, estraendo profonde intuizioni e lezioni che risuonano con le nostre vite moderne. La gioia sta nei momenti "aha", quei casi in cui un versetto o una storia della Torah si collegano improvvisamente alle nostre sfide personali, alle nostre aspirazioni e ai nostri valori. E quando ci impegniamo in conversazioni sulla Torah con altri, diventa un'esplorazione interattiva, in cui prospettive e interpretazioni diverse migliorano la nostra comprensione. Questi dialoghi spesso accendono l'entusiasmo e la curiosità intellettuale, rendendo il processo di apprendimento piacevole e appagante. La Torah diventa una parte vibrante e dinamica della nostra vita, offrendo non solo una guida ma anche una fonte di fascino, connessione e crescita infinita.

NOTA: Non sentitevi obbligati a consultare tutte le fonti o a rispondere a tutte le domande, a meno che non vogliate farlo. Anche una sola fonte o una sola domanda vi fornirà molto materiale per la discussione e la meditazione. Buon divertimento!

Alcune riflessioni sulla proprietà di Parshat Behar Bechukotai

Niente è veramente nostro, ed è questo il punto

In Parashà Behar, la Torah insegna un'idea profonda e controculturale:

“La terra non potrà essere venduta per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come stranieri e pellegrini”. (Levitico 25:23)

Questo principio fa parte delle leggi dell'anno giubilare (Yovel), che veniva celebrato ogni 50 anni nell'antico Israele. Durante quell'anno, la terra veniva restituita ai proprietari originari e i servi a contratto venivano liberati. Era come un "pulsante di reset" per la società, un drammatico promemoria del fatto che la proprietà è temporanea e che solo Dio è il vero Proprietario della terra e di tutto ciò che possediamo.

Questa idea è in contrasto con gran parte del modo in cui le persone moderne pensano. Ci viene insegnato che se guadagniamo o compriamo qualcosa, questa diventa nostro, per sempre. Ma la Torah contesta questa nozione. Anche nella Terra d'Israele, la possibilità per un ebreo di possedere o risiedere su una terra è intesa come un permesso divino, non un diritto. La terra appartiene a Dio, non al popolo.

Ciò ha implicazioni universali. Il saggio rabbino Elazar di Bartosa insegnò:

“Dategli ciò che è Suo, perché voi e tutto ciò che possedete è Suo.” (Pirkei Avot 3:7)

Questo non significa che non ci sia permesso godere dei nostri beni o proteggere la nostra privacy. Ma ci ricorda che qualunque forza, intelligenza, denaro o talento possediamo, sono doni. Non ne siamo la fonte. E poiché non li abbiamo creati noi, siamo invitati a usarli con generosità e saggezza, soprattutto al servizio di scopi superiori.

Questo messaggio risuona profondamente per i Noachidi, che sono anche chiamati a vivere una vita etica e spirituale basata sulla giustizia, sulla gentilezza e sul rispetto per l'Unico Dio. Sebbene le leggi del Giubileo non si applichino a loro, il principio che lo sostiene è senza tempo:

Ciò che abbiamo non è solo per noi. I nostri doni sono fatti per essere condivisi.

Che si tratti di beneficenza, gentilezza, ospitalità o semplicemente di aiutare qualcuno nel bisogno, questa mentalità apre le porte a una vita con gratitudine e umiltà. Ci protegge anche dalle illusioni tossiche del potere o del possesso permanente.

Ora, riflettete sulle seguenti domande:

  1. Cosa significa "restituire a Dio" ciò che si ha? In termini pratici, come si può fare questo nella vita quotidiana?
  2. Ti è mai capitato di aggrapparti troppo a qualcosa – denaro, tempo, status – pensando che fosse veramente “tuo”? Cosa ha cambiato la tua prospettiva?
  3. In che modo considerarti un “viaggiatore con Dio” potrebbe cambiare il tuo approccio alla proprietà, al successo o al dare?
  4. In che modo sperimenti le benedizioni della forza, dell'intelligenza o delle risorse? Come condividi queste benedizioni con gli altri?
  5. Riesci a pensare a momenti in cui la generosità o il distacco hanno portato a una maggiore pace o chiarezza spirituale nella tua vita?

Shabbat Shalom!

Shabbat Shalom!

Di Rabbi Tani Burton

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