בס "ד

Integrare la Torah nella propria vita attraverso la riflessione e la conversazione può essere un'esperienza incredibilmente divertente e coinvolgente. È un viaggio di scoperta, dove l'antica saggezza e gli insegnamenti senza tempo prendono vita nelle nostre esperienze quotidiane. Attraverso la riflessione, abbiamo l'opportunità di immergerci in profondità nel ricco arazzo della Torah, estraendo profonde intuizioni e lezioni che risuonano con le nostre vite moderne. La gioia sta nei momenti "aha", quei casi in cui un versetto o una storia della Torah si collegano improvvisamente alle nostre sfide personali, alle nostre aspirazioni e ai nostri valori. E quando ci impegniamo in conversazioni sulla Torah con altri, diventa un'esplorazione interattiva, in cui prospettive e interpretazioni diverse migliorano la nostra comprensione. Questi dialoghi spesso accendono l'entusiasmo e la curiosità intellettuale, rendendo il processo di apprendimento piacevole e appagante. La Torah diventa una parte vibrante e dinamica della nostra vita, offrendo non solo una guida ma anche una fonte di fascino, connessione e crescita infinita.

NOTA: Non sentitevi obbligati a consultare tutte le fonti o a rispondere a tutte le domande, a meno che non vogliate farlo. Anche una sola fonte o una sola domanda vi fornirà molto materiale per la discussione e la meditazione. Buon divertimento!

Alcuni pensieri dalla parasha

“E Ruben uscì al tempo della mietitura del grano e trovò delle mandragole nel campo.”
(Genesi 30:14)

Uno dei temi più significativi della Genesi è la frequenza con cui la rettitudine si esprime attraverso l'onestà, la moderazione e l'evitare persino l'apparenza di prendere ciò che non ci appartiene. La Torah ci mostra ripetutamente che la chiarezza morale inizia con l'integrità.

Prima del Diluvio, il mondo crollò sotto la corruzione. La Torah descrive la società come piena di chamas—una parola che Rashi spiega significa furto. Sebbene l'umanità fosse caduta in gravi fallimenti morali, fu il furto a sancire definitivamente il decreto.

Perché il furto?

Il Siftei Chachamim spiega che, sebbene i peccati precedenti fossero gravi, lasciavano comunque spazio al pentimento. Ma quando le persone si sentivano in diritto di ciò che apparteneva agli altri, la bussola morale interiore si infrangeva. Una società che non riesce a rispettare i confini fondamentali non può riparare se stessa.

Questo prepara il terreno per Ruben, il figlio maggiore di Giacobbe. La Torah sottolinea il suo comportamento per mostrare un contrasto: un modello di attenta integrità. Era la stagione della mietitura del grano, quando steli, foglie e prodotti caduti sono considerati senza padrone. Proprio allora, Ruben andò alla ricerca di duda'im (mandragole). Scelse un momento in cui nessuno avrebbe potuto sospettarlo di aver preso qualcosa ingiustamente. Rashi sottolinea che Ruben non "tese la mano al furto". Persino la possibilità di un illecito fu evitata.

I saggi insegnano (Bava Batra 165a) che la maggior parte delle persone inciampa in qualche forma di furto, non in un furto vero e proprio, ma nelle giustificazioni interne che ci forniamo quando qualcosa ci avvantaggia:
– “Lo fanno tutti.”
– “Non se ne accorgeranno.”
– “È abbastanza simile a una spesa aziendale.”

I giusti, tuttavia, si impegnano non solo per evitare di commettere errori, ma anche per non ingannare se stessi. La lode di Ruben non risiede solo in ciò che ha fatto, ma anche nel suo modo di pensare.

E le mandragole?

La parola duda'im compare altrove nelle Scritture, simboleggiando due “ceste”: una del bene, una del male (vedi Geremia 24:1). I saggi spiegano che anche la “cesta cattiva” un giorno tornerà al suo posto nella creazione.

Questo è un equilibrio importante: sebbene il furto danneggi la bussola interiore di una persona, nulla impedisce in ultima analisi a un essere umano di tornare a Dio. C'è sempre una via di ritorno, sia in questa vita che nella prossima.

Un messaggio noachide

Per i Noachidi, le Sette Leggi iniziano con i pilastri etici più basilari, tra cui il divieto di furto. Ma al di là del minimo legale si cela lo spirito della Torah: uno stile di vita basato sull'onestà, la trasparenza, l'umiltà e il rifiuto di prendere scorciatoie a spese degli altri.

L'esempio di Ruben invita tutta l'umanità a convivere con:
– Mani pulite: non prendere mai ciò che non è nostro.
– Occhi limpidi: essere consapevoli di quanto facilmente la mente giustifichi ciò che il cuore desidera.
– Un cuore retto: allineare il nostro mondo interiore con la rettitudine che Dio chiede a tutta l’umanità.

Possiamo avere la fortuna di vivere con integrità, proteggere la dignità degli altri e contribuire a riparare il mondo attraverso un comportamento onesto e un giudizio retto.

Ora, riflettete sulle seguenti domande:

  1. Quando sei stato tentato di giustificare qualcosa di discutibile perché era comodo?
  2. Quali sono i “segnali di allarme” interiori che ti indicano che potresti star confondendo i confini morali?
  3. Perché pensi che la Torah consideri l'integrità, e in particolare la protezione della proprietà altrui, un valore così fondamentale?
  4. In che modo l'onestà nelle piccole cose influenza la tua crescita spirituale in ambiti più ampi della vita?
  5. Quale impegno puoi prendere questa settimana per tenere la tua "mano" lontana anche dall'ombra di un errore?

Shabbat Shalom!

Di Rabbi Tani Burton

Altri shiurim di Rabbi Tani Burton

 © Copyright, tutti i diritti riservati. Se questo articolo vi è piaciuto, vi invitiamo a diffonderlo ulteriormente.

I nostri blog possono contenere testi/citazioni/riferimenti/link che includono materiale protetto da copyright di Mechon-Mamre.org, Aish.com, Sefaria.org, Chabad.orge/o AskNoah.orgche utilizziamo in conformità alle loro politiche.