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UN PENSIERO SU PARSHAT VAYISHLACH 5786

Il volto di Dio in Genesi 33:10: una prospettiva ebraica e una lezione pratica per oggi

In Parashat Vayishlach, incontriamo un momento intenso nella Torah: Giacobbe incontra suo fratello Esaù, dal quale teme di essere danneggiato. Il testo recita:

וְלָקַחְתָּ מִנְחָתִי מִיָּדִי כִּי עַל כֵּן רָאִיתִי פָנֶיךָ כְּראת פְּנֵי אֱלֹהִים וַתִּרְצֵנִי
“Ti prego, accetta il mio dono dalla mia mano, perché vedere il tuo volto è come vedere il volto di Dio, e tu mi hai fatto grazia”. (Genesi 33:10)

L'espressione "vedere il volto di Dio" solleva molti interrogativi: cosa intende esattamente Giacobbe? I commentatori ebrei offrono due principali interpretazioni. 

È importante notare che frasi antropomorfiche come questa non devono mai essere prese alla lettera; la Torah parla Il modo migliore per farlo—in termini umani che possiamo comprendere. Uno dei principi fondamentali della Torah è che Dio non ha un corpo fisico (Deuteronomio 4:15; Rambam, Yesodei HaTorah, 3° principio), quindi “vedere Dio” dovrebbe essere inteso metaforicamente piuttosto che come una visione letterale.

Vedere direttamente il volto di Dio

Alcune fonti chassidiche, come Likutey Moharan (Torah di Rebbe Nachman p. 264), sottolineano che Giacobbe vede la mano di Dio all'opera nel cambiamento di atteggiamento di Esaù. Esaù, un tempo aggressivo e minaccioso, ora accoglie Giacobbe con gentilezza. Giacobbe sperimenta questa trasformazione come una risposta diretta alle sue preghiere e come espressione del favore divino.

Presentare un dono (minchah) rafforza questa idea: il dono è visto come una manifestazione della Divinità nel mondo. Il dono di Giacobbe a Esaù diventa quasi un atto sacro, e vedere il volto amichevole di Esaù è per Giacobbe come vedere il volto di Dio stesso.

Lezione pratica: Le nostre preghiere sono importanti, ma la gratitudine deve essere resa visibile attraverso l'azione. Attraverso la carità o i doni, colleghiamo preghiera e azione, rendendo tangibile nel mondo il nostro riconoscimento del favore di Dio.

Il volto di un essere angelico

Un'altra interpretazione, offerta da Radak e Ramban, sottolinea un aspetto angelico. Giacobbe paragona il volto di Esaù a quello di un angelo che lo aveva precedentemente protetto e benedetto in un sogno o in una visione. Ramban spiega che Giacobbe fa deliberatamente questo paragone per impressionare Esaù: mostrando di essere protetto da poteri superiori, previene una potenziale aggressione. Radak aggiunge che Giacobbe fa riferimento anche al suo incontro notturno con l'angelo, spingendo Esaù ad agire con cautela.

Lezione pratica per oggi:

In breve, Giacobbe dimostra che la spiritualità e l'etica espresse attraverso parole e azioni hanno effetti tangibili nel mondo. Il suo dono a Esaù e la sua attenta scelta delle parole dimostrano che l'azione e il comportamento consapevole sono importanti quanto la preghiera e l'intenzione.

Lezioni concrete e applicabili

Sulla base di questo brano, possiamo individuare tre passaggi pratici per la vita quotidiana:

  1. Preparazione e azione consapevole: Considera le potenziali tensioni e come ridurle in modo sottile attraverso parole, comportamento e azioni.
  2. Studio della Torah e riflessione etica: Studia le 7 leggi di Noè e altri insegnamenti della Torah per approfondire la tua comprensione della giustizia, della compassione e dell'etica.
  3. Affina i tratti del tuo carattere: Sviluppa attivamente pazienza, umiltà, rispetto e autocontrollo. Queste caratteristiche aiutano a mantenere relazioni armoniose e a prevenire i conflitti.

Pensiero conclusivo

La storia di Giacobbe ed Esaù dimostra che possiamo applicare gli insegnamenti più profondi della Torah nelle nostre interazioni. Attraverso saggezza, tatto, studio e sviluppo del carattere, possiamo creare protezione e rispetto, prevenire i conflitti e rendere tangibile la nostra consapevolezza spirituale nel mondo. Pertanto, "vedere il volto di Dio" diventa non solo un'esperienza spirituale, ma anche una guida pratica per un comportamento etico e consapevole nella vita quotidiana.

Di Angelique Sijbolts
Grazie a Rabbi Tani Burton per il feedback





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