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Lo scopo dei non ebrei nella creazione
Basato su un discorso del Rebbe di Lubavitch (Likkutei Sichot, vol. 20, p. 136)
Quando Giacobbe viveva nella casa di suo zio Lavan, accadde qualcosa di insolito: Lavan ebbe improvvisamente un grande successo. I suoi greggi si moltiplicarono a un ritmo sorprendente, e lui stesso ammise:, “Dio mi ha benedetto grazie a te.”
Lo Zohar offre due modi di intendere questa benedizione. Nelle sue parole, può essere una benedizione di "cento" o una benedizione di "mille". La Chassidus spiega che questi due livelli riflettono due diverse modalità di crescita: secondo una visione, la crescita di Lavan rientrava nell'ordine naturale, la massima espansione che una persona può raggiungere entro i limiti terreni. Secondo l'altra visione, la benedizione superava di gran lunga la natura, un livello reso possibile solo dalla santità di Giacobbe.
Dietro questa differenza si cela una domanda profonda:
Qual è lo scopo più profondo dei non ebrei nel mondo e come ricevono la benedizione?
Due livelli di benedizione
La prima visione insegna che un non ebreo può raggiungere grandi traguardi da solo, attraverso la moralità, la disciplina e il buon carattere. Questo è simboleggiato dal numero cento, il culmine del successo naturale.
Ma la seconda visione dice qualcosa di molto più sorprendente: i non ebrei possono ricevere una benedizione oltrenaturale, rappresentata da mille, quando si connettono alla santità, quando sostengono Giacobbe o, per usare i nostri termini, quando aiutano il popolo ebraico a compiere la sua missione.
Perché?
Perché, come spiega il Rebbe, le nazioni del mondo non sono solo uno sfondo della storia ebraica. Sono parte del piano di Dio. La loro esistenza ha un significato e uno scopo, e tale scopo si realizza pienamente quando si allineano alla missione divina rivelata attraverso la Torah.
Un mondo che lavora insieme
Il Rambam scrive che quando i non ebrei vivono secondo le Sette Leggi Noachidi, dovrebbero farlo non solo perché queste leggi "hanno senso", ma perché Dio le ha comandate. Quando una persona segue la moralità semplicemente perché sembra logica, è buona e perbene, ma le sue azioni rimangono a livello umano.
Quando osservano queste leggi perché fanno parte di un piano divino, le loro azioni si collegano a qualcosa di più grande di loro stessi. Portano la Divinità nel mondo. La loro bontà diventa sacra.
Questa è la differenza tra cento e mille:
- cento è la grandezza umana,
- mille è connessione divina.
E questa idea non è teorica. Descrive la collaborazione spirituale che plasma il nostro mondo.
Influenza reciproca tra ebrei e non ebrei
Il Rebbe sottolinea che, nel corso della storia, il destino del popolo ebraico è spesso dipeso dalle nazioni in cui viveva. Ma è vero anche il contrario: le nazioni hanno raggiunto la preminenza grazie agli ebrei che vivevano al loro interno.
La Russia era potente quando ospitava milioni di ebrei.
Quando la popolazione ebraica si spostò negli Stati Uniti, anche il centro dell'influenza globale si spostò.
Questa non è un'osservazione politica, ma spirituale.
Una nazione che sostiene la missione ebraica diventa un canale di benedizione divina. La sua prosperità è legata al suo ruolo nell'aiutare il mondo a progredire verso il suo scopo.
In questo senso, Lavan non è solo un personaggio della Torah. Simboleggia le nazioni del mondo, che ricevono la loro più grande benedizione quando aiutano Giacobbe, quando sostengono le persone il cui compito è portare la Divinità nella creazione.
Una missione condivisa
Il messaggio del Rebbe è chiaro:
- Gli ebrei portano la santità della Torah nel mondo.
- I non ebrei creano una società stabile e morale in cui tale santità può prosperare.
- Quando entrambi adempiono ai loro ruoli, ognuno a modo suo, il mondo diventa un luogo in cui viene rivelato lo scopo di Dio.
La benedizione non è unilaterale.
Un non ebreo che sostiene la missione divina non si sminuisce; si eleva. Il suo contributo diventa parte di una storia molto più ampia, una collaborazione che avvicina il mondo al tempo in cui, come dice il profeta, “tutte le nazioni invocheranno il nome di Dio e lo serviranno insieme”.”
Conclusione
Lo scopo dei non ebrei nella creazione non è secondario o accidentale. È essenziale.
La loro forza morale, il loro sostegno al bene e il loro impegno nei confronti delle Sette Leggi Noachidi fanno parte della visione di Dio per il mondo. E quando scelgono di vivere non solo secondo la ragione, ma secondo il proposito divino, aprono il canale per la più alta benedizione, ben oltre ogni calcolo umano.
In questa collaborazione tra ebrei e non ebrei, il mondo scopre la sua armonia. E insieme, passo dopo passo, ci prepariamo per un futuro pieno di luce e unità.
Nota
Questo blog è un riepilogo di una classe più lunga.
Per apprezzare appieno la profondità e le sfumature delle idee del Rebbe, si consiglia vivamente di guardare la lezione completa su YouTube.
Con i ringraziamenti a Rabbino Tuvia Serber per lo shiur e il feedback.
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