בס "ד
UN PENSIERO SU PARSHAT EMOR 5785
Nella porzione della Torah della scorsa settimana, Acharei Mot, troviamo una notevole affermazione nel Talmud (Bava Kamma 38a):
Un non ebreo che si dedica allo studio della Torah, ovvero che impara e osserva le sette leggi noachidi e i loro dettagli, è considerato alla stregua di un Sommo Sacerdote.
Il rabbino Yirmiyah trae questa conclusione da Levitico 18:5:
“וָחַי בָּהֶם – affinché l’uomo viva di loro”.”
La Torah non dice "l'israelita" o "il sacerdote", ma piuttosto "הָאָדָם" (l'essere umano). Rabbi Yirmiyah sottolinea che questa formulazione si applica a tutti persone, e quindi anche ai giusti non ebrei, o Noachidi. Secondo lui, questo versetto esprime una verità universale: anche coloro che non fanno parte del popolo ebraico, ma che si dedicano alla volontà di Dio, possono raggiungere grandi vette spirituali.
Un esempio vivente
Parashà Emor Si basa su questa idea. Descrive come i sacerdoti, e in particolare il Sommo Sacerdote, devono comportarsi: devono mantenere un aspetto raffinato e non è loro permesso mostrare pubblicamente il lutto, come strapparsi le vesti o lasciarsi crescere i capelli in modo scompigliato. Perché? Perché sono un simbolo visibile di santità, un esempio vivente per la comunità.
Questo contiene una profonda lezione anche per i Noachidi: anche noi possiamo – e quindi dobbiamo – essere esempi viventi per le nostre famiglie, comunità e società in generale. Non solo osservando fedelmente le Sette Leggi di Noè e le loro ramificazioni, ma attraverso il modo in cui trattiamo gli altri: con calore, integrità e presenza. Una persona giusta non è solo qualcuno che evita ciò che è proibito e adempie ai propri obblighi, ma qualcuno che agisce anche come mensch agli occhi degli altri, anche se a volte ciò significa andare ben oltre quanto richiesto dalla legge.
L'Omer: Crescita nella Raffinatezza Emotiva
Parashà Emor Cade durante il periodo del conteggio dell'Omer, i 49 giorni tra Pesach e Shavuot. Per gli ebrei, questo è un comandamento biblico; per i noachidi, non è una mitzvah, ma offre comunque preziosi spunti spirituali.
Il Rebbe di Lubavitch, il rabbino Menachem Mendel Schneerson, spiega in Likkutei Sichot, Vol. 10 (pp. 295–296), e in Hayom Yom (10 Iyar), che il conteggio dell'Omer è più di un semplice conteggio dei giorni: è un percorso di raffinamento interiore. La frase ebraica “וּסְפַרְתֶּם לָכֶם” (“conterete per voi stessi”) può anche essere interpretato come: “Dovete rendervi brillanti.”
“Purificatevi finché non risplenda la vostra santità interiore.”
– Hayom Yom, 10 Iyar
Ogni settimana dell'Omer corrisponde a uno dei sette attributi emozionali dell'anima:
Chesed (Amorevolezza), Gevurah (Disciplina/Forza), Tiferet (Armonia/Compassione), Netzach (Resistenza), Hod (Umiltà), Yesod (Connessione) e Malchut (Dignità/Leadership).
L'obiettivo di questo periodo non è solo quello di affinare queste caratteristiche individualmente, ma anche di portarle in equilibrio tra loro.
La vera crescita spirituale avviene quando impariamo a integrare opposti apparenti. Prendiamo, ad esempio, Chesed e Gevurah: l'amore senza confini può diventare ingenuo o travolgente, ma la disciplina senza compassione può essere fredda o dura. Solo quando impariamo a essere amorevolmente fermi e compassionevolmente forti possiamo davvero elevare gli altri.
Lo stesso vale per altre combinazioni:
Hod (umiltà) diventa potente solo se combinato con Malchut (fiducia in se stessi e leadership); altrimenti, si rischia di sottrarsi alle responsabilità.
E Netzach (persistenza) diventa significativo se abbinato a Tiferet (empatia ed equilibrio); altrimenti, potremmo andare avanti senza scopo o connessione.
Il conteggio dell'Omer non ci insegna solo Che cosa per migliorare, ma Come per diventare esseri umani equilibrati e integrati, un vero mensch.
Dalla paura all'amore
Il commento di Ohr Chaim su Levitico 18:4-5 ci aiuta a comprendere più profondamente questo percorso di crescita interiore e di motivazione.
Egli osserva che ci sono due modi distinti di servire Dio. Il versetto 4 ci invita a seguire i comandamenti per senso del dovere o per timore, ovvero per consapevolezza delle conseguenze del non fare ciò che è giusto. Questo è sottolineato dalla conclusione del versetto:
“Io sono Hashem, il tuo Dio (אֲנִי ה׳ אֱלֹקֵיכֶם),”
dove la parola “אֱלֹקֵיכֶם” si riferisce all'aspetto di giustizia e giudizio di Dio.
Ma nel versetto 5 il tono cambia. Dice:
“וָחַי בָּהֶם – affinché l’uomo viva grazie a loro”,”
e termina semplicemente con:
“אֲנִי ה׳ – Io sono Hashem.”
Qui non si fa riferimento al giudizio, ma piuttosto alla vicinanza e alla compassione. Secondo Ohr Chaim, ciò riflette un livello di servizio più elevato: fare del bene non per paura della punizione, ma per un profondo e amorevole legame con Dio.
Spiega inoltre che un servizio così motivato dall'amore porta benedizione in entrambi i regni: in questo mondo e nel Mondo a Venire. La lettera “E” all'inizio di “וָחַי” (“e vivrà”) suggerisce che questa vita è più di una semplice sopravvivenza spirituale: è una vita arricchita di significato, connessione e grazia divina.
Nel contesto più ampio di Parashà Emor—e soprattutto durante l'Omer—possiamo applicare questo al nostro lavoro di sviluppo del personaggio. Non perché noi dovere, ma perché noi Volere per crescere, per diventare migliori e per portare più bontà nel mondo per amore.
Conclusione
Le lezioni di Parashà Emor e il periodo dell'Omer sono profondi e universali. Come Noachidi, anche noi possiamo diventare – come un Sommo Sacerdote – un esempio vivente di integrità, connessione e devozione spirituale agli occhi di chi ci circonda. Lavorando sui nostri attributi interiori – non solo per obbligo, ma per un genuino amore per il bene – eleviamo noi stessi e il mondo che ci circonda. In questo senso, “וָחַי בָּהֶם – affinché l’uomo viva grazie ad essi” non è solo un versetto di un libro antico, ma un invito vivente rivolto a ogni persona: diventare un “Sommo Sacerdote” nella vita di tutti i giorni.
Di Angelique Sijbolts
Grazie al Rabbino Tuvia Serber per il feedback
Fonti
La saggezza quotidiana del Rebbe di Lubavitch
Emor, giorno 1 e 4
Ohr Chaim su Levitico 18:5
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