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L'impatto universale di Shemini Atzeret e Simchat Torah: la sovranità di Dio e il mondo

Questo blog offre una breve panoramica del discorso chassidico del Rebbe di Lubavitch del 1965 per Shemini Atzeret e Simchat Torah. Si consiglia vivamente di guardare la serie completa di lezioni del Rebbe Tuvia Serber su questo discorso sul nostro canale YouTube.

Un punto interessante di questo discorso è che si concentra su Salmo 117, lo stesso argomento di cui il Rebbe ha parlato durante Sukkot (vedi blog…).

1 Lodate il Signore, voi tutte le nazioni; lodatelo, voi tutti i popoli.א הַלְלוּ אֶת-ד', כָּל-גּוֹיִם; שַׁבְּחוּהוּ, כָּל-הָאֻמִּים.
2 Perché grande è la sua misericordia verso di noi e la verità del Signore dura in eterno. 
Alleluia.
ב כִּי גָבַר עָלֵינוּ, חַסְדּוֹ– וֶאֱמֶת-ד' לְעוֹלָם:
הַלְלוּ-יָהּ

 
Il Rebbe pone la seguente domanda:
Perché le nazioni dovrebbero lodare Dio per la forza della Sua bontà verso di noi, cioè verso il popolo ebraico? Inoltre, perché il versetto usa due aggettivi per riferirsi alle nazioni e alla lode? Il Rebbe offre due spiegazioni che variano a seconda della lettura del versetto.

Entrambe le spiegazioni si concentrano su tre festività: Yom Kipur, Sukkot e Shemini Atzeret. La differenza sta nel fatto che quale festività sia la base per la lode delle nazioni.

1. Prima spiegazione

Nella festività di Yom Kippur viene rivelato il tredicesimo attributo della Misericordia, che perdona ed espia tutti i peccati del popolo ebraico. Questo genera un altissimo livello di gioia durante Sukkot.

Durante la festa di Sukkot, il popolo ebraico offriva 70 tori, che portarono un enorme beneficio alle nazioni. Il motivo per cui il popolo ebraico poté portare beneficio alle nazioni durante Sukkot è che ricevette il perdono durante lo Yom Kippur.

Questo beneficio portato alle nazioni durante la festa di Sukkot fa sì che esse lodino Dio.

La lode stessa può essere divisa in due livelli, a seconda di quanto profondamente incide sul riconoscimento della divinità.

Nel primo livello solo le parti buone all'interno delle nazioni vengono elevate alla divinità, mentre le parti cattive vengono completamente scartate. Nel secondo livello anche le parti cattive vengono elevate alla divinità.

Dopo la festa di Sukkot, il popolo ebraico celebra Shemini Atzeret. Questa festa rappresenta il legame speciale tra il popolo ebraico e Dio, simboleggiato dall'offerta di un solo toro. Non ha alcun rapporto con le nazioni.

2. Seconda spiegazione

Dopo le festività di Yom Kippur e Sukkot, durante le quali il popolo ebraico ha raggiunto la perfezione per sé stesso e per il resto del mondo (simboleggiata dall'offerta di 70 tori durante Sukkot), si celebra Shemini Atzeret. Questa festa simboleggia il legame speciale tra il popolo ebraico e Dio, simboleggiato dall'offerta di un solo toro.

Poiché le Nazioni lodano Dio grazie alla raffinatezza generata dal popolo ebraico durante Sukkot, Shemini Atzeret e Simchat Torah, desideri che le persone ricevano un livello extra di felicità?.

Ma non finisce qui. La rivelazione di questo profondo legame tra il popolo ebraico e Dio ha un effetto non solo su di loro, ma anche sulle nazioni, spingendole a lodare Dio. È la lode delle nazioni che permette al popolo ebraico di ricevere un livello ancora più profondo di benevolenza da parte di Dio, in modo ancora più profondo.

Questa lode in sé si esprime su due livelli. Al primo livello, le nazioni si sentono separate da Dio, ma continuano a servirLo aiutando il popolo ebraico ad adempiere ai propri obblighi divini. Al secondo livello, la nazione diventa completamente inclusa nella pietà, riconoscendo l'incredibile legame tra Dio e il popolo ebraico. Questo tema è definito come bitul – autoannullamento.[1]1

Spiegazione dei versetti

In entrambe le spiegazioni troviamo le nazioni che lodano Dio in due modi diversi. Questo spiega perché i versetti parlano di nazioni e popoli e anche di termini diversi per lodare.

Secondo la prima spiegazione, le nazioni lodano il Signore come risultato del raffinamento che il popolo ebraico realizza in loro durante Sukkot.

Secondo la seconda spiegazione le nazioni lodano Dio e ciò genera una rivelazione del legame speciale tra il popolo ebraico e Dio in Shemini Atzeret.

Secondo la prima spiegazione, Shemini Atzeret è qualcosa di esclusivo per il popolo ebraico e non ha nulla a che fare con le nazioni. La novità della seconda spiegazione è che la rivelazione del legame speciale tra il popolo ebraico e Dio influenza e beneficia anche le nazioni.

Riepilogo e riflessione

Il Rebbe spiega che i temi delle festività del mese di Tishrei si estendono oltre i giorni specifici e influenzano l'intero anno:

Rosh Hashanah sottolinea l'importanza di accettare la sovranità di Dio.

Yom Kippur si concentra sul pentimento e sull'espiazione, rappresentando un momento di purificazione spirituale e di rinnovata connessione con Dio e il popolo ebraico.

Sukkot insegna la gioia e sottolinea il ruolo del popolo ebraico nel raffinare il mondo e portare benedizioni divine alle nazioni.

Shemini Atzeret e Simchat Torah sottolineano il legame unico tra Dio e il popolo ebraico, e hanno anche un impatto universale che trasforma la creazione.

In Shemini Atzeret e Simchat Torah, la purificazione del mondo raggiunge un livello superiore. Non solo le nazioni lodano Dio, ma tutta la creazione riconosce il suo unico scopo: servire Dio. Sebbene questi giorni siano riservati esclusivamente al popolo ebraico, hanno un effetto universale, allineando il mondo intero alla Volontà Divina e creando una connessione armoniosa tra tutti gli esseri e il loro scopo ultimo.

Il Maamar sottolinea questo duplice impatto delle festività:

Interni: Rafforzano il legame tra Dio e il popolo ebraico.

Esterni: Hanno un effetto trasformativo sul mondo intero, comprese le nazioni.

Il Rebbe conclude con una visione di redenzione definitiva, in cui questa armonia si realizzerà pienamente con la venuta del Messia. In quel momento, il mondo intero si unirà nel riconoscere la sovranità di Dio e nel compiere la Sua volontà.

Del rabbino Tuvia Serber e Angelique Sijbolts

Fonti:

Testo Mechon Mamre.org

Nota a piè di pagina e link ai video di YouTube

  1. La differenza tra le due forme di bitul

    Bitul 1 (Livello inferiore):
    Nella prima forma di bitul, una persona mantiene la propria identità pur riconoscendo qualcosa di più grande di sé. Nell'esempio del professore che si sente umiliato dal premio Nobel, il professore riconosce la grandezza del premio ma si considera ancora un professore. Rispetta il premio, ma la sua identità rimane intatta. Le azioni del professore, sebbene mirate a qualcosa di più elevato, sono comunque radicate nel suo senso di sé. Nel contesto delle mitzvot (comandamenti), questo potrebbe significare che una persona compie una mitzvah con l'intenzione di servire Dio, ma l'atto in sé rimane mondano. Ad esempio, quando una persona mangia, lo fa perché sa che rafforza il suo corpo, il che la aiuta a servire Dio. L'atto di mangiare, sebbene compiuto con buone intenzioni, rimane un'azione fisica regolare ed è ancora in qualche modo connesso ai desideri terreni o al sé.

    Bitul 2 (Livello superiore):
    Nella seconda, più elevata forma di bitul, si verifica una completa cancellazione del sé. Il professore, in presenza del premio Nobel, non solo si sente umiliato, ma riconosce che la propria identità è insignificante rispetto a quella del premio. In questo stato, il senso di sé del professore scompare, poiché riconosce che il premio Nobel è l'unica vera fonte di significato. Questa forma di bitul implica un livello più profondo di auto-annullamento, in cui l'individuo non si vede più come separato o distinto.
    Nell'ambito delle mitzvot, ciò significa che l'azione in sé non è più mondana, ma è considerata intrinsecamente sacra. Ad esempio, mangiare di Shabbat non serve solo a nutrire il corpo per servire Dio, ma l'atto del mangiare diventa di per sé un atto sacro. L'individuo non esegue la mitzvah solo per dovere, ma l'intero atto si trasforma in un'espressione di devozione a Dio. L'identità della persona non è più al centro dell'attenzione e le sue azioni diventano interamente dedicate alla volontà di Dio, trascendendo il proprio interesse personale.

    Riepilogo:
    Bitul 1 implica l'orientare le proprie intenzioni verso Dio, ma le azioni in sé rimangono banali. L'individuo conserva la propria identità pur riconoscendo qualcosa di più grande.
    Bitul 2 è un completo annullamento di sé in cui le azioni dell'individuo diventano intrinsecamente sacre e la sua identità è assorbita nel riconoscimento della grandezza di Dio. L'atto in sé è un'espressione di devozione, non solo un mezzo per raggiungere un fine. ↩︎

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