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Questo blog è stato creato sulla base di una lezione del rabbino Tuvia Serber [https://youtu.be/UDsCSLmasAg], dove ha approfondito l'eterna questione del perché le persone buone soffrano mentre i malvagi sembrano prosperare. La domanda sul perché le persone buone soffrano mentre i malvagi sembrano prosperare è una delle domande più antiche e complesse che abbiano mai occupato la mente umana. Questa domanda ha ricevuto molte risposte nel corso dei secoli, ma rimane un mistero per molti. In questo blog, approfondiamo la conoscenza di vari saggi ebrei che tentano di rispondere a questa profonda domanda, basandosi su testi della Mishnah, della Gemara e su commenti di grandi pensatori ebrei.
La domanda fondamentale: perché i buoni soffrono e i malvagi prosperano?
Il Talmud1 ci dice che questa domanda era già stata posta dal grande Moshe Rabbeinu (Mosè), e persino nella Bibbia (Tanakh) troviamo un intero libro dedicato a questo quesito: il Libro di Giobbe. In esso, assistiamo a un dialogo tra Giobbe e i suoi amici che cercano di capire perché i giusti soffrano mentre i malvagi sembrano vivere nel lusso. Questo non è un problema nuovo e viene affrontato in diverse tradizioni religiose.
La risposta della Mishnah
La Mishnah, una raccolta classica di leggi ebraiche e linee guida etiche, ci fornisce una prima intuizione. In Pirkei Avot (Etica dei Padri), Capitolo 4, Mishnah 15, il rabbino afferma: "Non abbiamo nelle nostre mani la pace dei malvagi, né la sofferenza dei giusti". Cosa intende dire con questo? Diversi commentatori offrono diverse spiegazioni, ma il punto comune è che la ragione dietro questi fenomeni è semplicemente al di là della nostra comprensione.
Rashi2 Spiega che l'espressione "nelle nostre mani" si riferisce al fatto che non conosciamo la ragione ultima dietro questi eventi. Dio ha il controllo, e a volte i malvagi vengono benedetti in questa vita in modo da non ricevere alcuna ricompensa nell'aldilà, mentre i giusti soffrono in questo mondo per espiare i peccati passati, consentendo loro di essere ricompensati nel mondo a venire.
Il rabbino Ovadia di Bartenura, un influente commentatore del XIV secolo, ribadisce3 Questa idea sottolinea che questi misteri sono semplicemente al di là della nostra comprensione. È una domanda che ha occupato la mente delle persone per secoli, ma in ultima analisi solo Dio può comprenderla.
Il Maharal di Praga4, un influente filosofo ebreo della fine del XVI secolo, ci dice che a volte non sappiamo quali peccati abbiano commesso i giusti nella loro vita, né quali buone azioni abbiano compiuto i malvagi. Pertanto, non è sempre così semplice come sembra.
Altre risposte classiche
Il Sefer HaIkrim5, del rabbino Yosef Albo (XIV secolo), spiega, tra le altre cose, che il malvagio si lamenta delle sue sofferenze, ma a volte dimentica i propri peccati, o semplicemente desidera cose che non merita. Riguardo alla sofferenza dei giusti, menziona l'idea che potrebbe meritarla perché non ha chiesto misericordia a Dio per l'intera generazione, o perché sta scontando i peccati della generazione.
La comprensione più profonda: la reincarnazione e l'anima
Continuando ad addentrarci nella letteratura ebraica, scopriamo che al centro di questa questione c'è una comprensione più profonda, ovvero il concetto di reincarnazione (Gilgul). Il Tikunei Zohar spiega che i peccati e le virtù delle vite passate (o generazioni) hanno un effetto sulla vita attuale.
L'Alshich6, un rabbino del 17° secolo, studente dell'Ari Z”L, seguendo la spiegazione del Tikunei Zohar7 Afferma che il Talmud, quando menziona padri e figli, non si riferisce solo ai padri e ai figli fisici, ma anche agli antenati spirituali e alla loro influenza sull'anima nella sua attuale incarnazione. Ciò significa che una persona giusta nella vita attuale può soffrire a causa dei peccati commessi in una vita precedente, oppure può prosperare grazie alle virtù di una precedente incarnazione.
Questo concetto di reincarnazione ci mostra che l'anima non evolve sempre in linea retta, ma intraprende piuttosto un viaggio attraverso vite diverse, dove il passato influenza il presente. Questo fornisce una comprensione più sfumata del perché i giusti a volte soffrono e i malvagi sembrano prosperare.
L'occultamento della presenza di Dio
Nel Tanya8, un'opera dell'Alter Rebbe (il fondatore del movimento Chabad), troviamo un'altra prospettiva. Egli spiega che il mondo è diviso in due fasi: la fase in cui il Tempio sorgeva a Gerusalemme e l'attuale fase dell'esilio. Al tempo del Tempio, la presenza di Dio era evidente e virtù e peccati venivano direttamente ricompensati o puniti. Ma al giorno d'oggi, quando la presenza di Dio è nascosta, sembra che le persone cattive abbiano più successo e le persone buone soffrano.
L'importanza della fiducia in Dio
Nonostante tutti i tentativi di comprendere questo mistero, la conclusione finale spesso si riduce all'idea che la comprensione di queste questioni sia al di là della nostra portata. La maggior parte dei grandi pensatori e commentatori sottolinea che le vie di Dio sono infinite e, in quanto esseri umani, abbiamo solo una visione limitata del quadro generale. Non spetta a noi comprendere appieno perché certe cose accadono, ma avere fiducia nella saggezza e nella giustizia di Dio.
Una storia che illustra splendidamente questo concetto è quella di un uomo di Praga che era considerato un disonore dalla comunità perché non contribuiva mai ai fondi comunali, nonostante fosse ricco. Ma dopo la sua morte, si scoprì che aveva silenziosamente sostenuto economicamente tutti gli abitanti della città. Questo esempio ci ricorda che il nostro giudizio sugli altri è spesso limitato e che solo Dio conosce le vere motivazioni e virtù di una persona.
La risposta del Rebbe
Il Rebbe (Menachem Mendel Schneerson) scriveva spesso nelle sue lettere9 che l'obiettivo finale non è comprendere appieno i misteri, ma trovare pace nel fatto che Dio ha il controllo su tutto. Nelle sue lettere, incoraggia le persone a mantenere fede in Dio, anche quando le risposte non sono chiare. Questa fiducia è essenziale per mantenere un atteggiamento positivo e felice verso la vita.
Conclusione: Il segreto delle vie di Dio
La domanda sul perché i buoni soffrano e i malvagi prosperino rimane una sfida per la mente umana. Ma, come abbiamo visto in questo blog, i saggi ebrei offrono diverse prospettive che ci aiutano a collocare questa domanda in un contesto spirituale più ampio. Sebbene non abbiamo tutte le risposte, possiamo imparare a vivere con fiducia e fede, sapendo che Dio tiene tutto nelle Sue mani, anche se non comprendiamo appieno le ragioni delle Sue azioni.
Prendiamo a cuore questa saggezza e, in questi tempi incerti, rafforziamo la nostra connessione con Dio, sapendo che tutto, in ultima analisi, fa parte del Suo piano, anche quando non possiamo vederlo.
Rabbino Tuvia Serber
Quanto sopra è una rappresentazione del testo spagnolo parlato convertito in testo scritto.
Fonti
- Brachot 7a. ↩︎
- Nel suo commento alla Mishnah. ↩︎
- Nel suo commento alla Mishnah. ↩︎
- Nel suo commento a Pirkei Avot 4:15 (Derech Chaim). ↩︎
- Maamar 4, cap. 13. ↩︎
- Nel suo commento ai Tehillim, 73:5. ↩︎
- Tikunei Zohar, Tikun 70, 134a. ↩︎
- Igeret Hateshuva cap.6 ↩︎
- https://www.chabad.org/therebbe/letters/default_cdo/aid/3006543/jewish/Why-do-the-Righteous-Suffer-and-the-Wicked-Prosper.htm
https://www.chabad.org/therebbe/letters/default_cdo/aid/1915290/jewish/Why-Do-People-Suffer.htm
↩︎
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