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Parshat Bechukotai – Benedizioni
La lettura della Torah di questa settimana contiene un lungo elenco di 48 maledizioni. Tuttavia, Dio è la fonte delle benedizioni: perché mai dovrebbe maledire? Scavando a fondo in esse, si scoprono benedizioni nascoste. (Basato su Likkutei Sichot, vol. 1, p. 283)
Parashat Bechukotai: Quando le maledizioni sono in realtà benedizioni nascoste
Una delle letture della Torah di questa settimana, Bechukotai, Contiene una lunga e difficile sezione che descrive 48 "maledizioni" che si abbatterebbero sul popolo ebraico se si allontanasse dalla sua alleanza dopo essere entrato nella Terra d'Israele. A prima vista, il passo è profondamente inquietante. Sembra descrivere sofferenza, esilio e distruzione, eventi che, storicamente, si sono tragicamente compiuti con la distruzione del Primo Tempio.
Ciò solleva una questione fondamentale: cosa significa affermare che Dio "maledice" le persone?
Se Dio è la fonte di ogni benedizione, come possiamo parlare di maledizioni provenienti da Lui? Si potrebbe rispondere che la vita si basa su un sistema di ricompense e punizioni: quando le persone agiscono correttamente, vengono ricompensate; quando agiscono in modo errato, vengono punite. Ma anche questo schema appare incompleto. Ci lascia ancora con l'inquietante idea di "maledizioni" divine, che sembra incompatibile con la natura di un Dio benevolo e infinito.
Benedizioni nascoste in ciò che sembra una maledizione
Una prospettiva più profonda offerta dal pensiero ebraico suggerisce che ciò che appare come una maledizione sia, in realtà, una benedizione celata. La difficoltà sta nel fatto che queste benedizioni sono così profonde ed elevate che, quando si manifestano nel mondo fisico, vengono percepite come sofferenza o perdita.
La storia del rabbino Shimon e di suo figlio
Quest'idea è splendidamente illustrata da una storia del Talmud che coinvolge il rabbino Shimon e suo figlio, il rabbino Elazar. Il rabbino Shimon mandò suo figlio da due saggi per ricevere benedizioni. Invece di offrire le benedizioni convenzionali, i saggi gli diedero una serie di affermazioni apparentemente inquietanti:
- “Che sia volontà di Dio che seminiate e non raccogliate.”
- “È consentito introdurre, ma non portare fuori.”
- “Che la tua casa sia distrutta e il tuo alloggio abitato”.”
Udendo ciò, il rabbino Elazar tornò dal padre spaventato, interpretando le parole come maledizioni. Ma il rabbino Shimon gli spiegò che ogni affermazione era, in realtà, una profonda benedizione.
L'interpretazione delle “maledizioni” del rabbino Shimon”
Il rabbino Shimon ha rivelato un livello di significato completamente diverso:
- “Seminare per non mietere” significa avere figli che vivono e prosperano.
- “L'espressione "portare e non togliere" si riferisce alla pratica di far sposare i figli senza che questi ne subiscano la perdita.
- “"Casa distrutta e alloggio abitato" si riferisce alla lunga vita in questo mondo piuttosto che alla tomba.
- La confusione e il rumore simboleggiano una casa piena di bambini e di vitalità.
Ciò che sembrava devastazione era in realtà la descrizione della vita, della continuità e della benedizione.
Le sfide come opportunità nascoste
Il messaggio più profondo è che le sfide e le difficoltà della vita non sono punizioni prive di significato. Piuttosto, sono opportunità che fanno emergere il potenziale nascosto di una persona. Senza crescita, la stagnazione non è neutralità, ma declino. Poiché Dio è infinito, gli esseri umani sono sempre in grado di avvicinarsi a Lui. Se non cresciamo, in un certo senso ci allontaniamo da quella potenziale vicinanza.
Vedere la realtà più profonda
Da questa prospettiva, anche le “maledizioni” in Bechukotai possono essere intese come forze che spingono una persona – e una nazione – verso la trasformazione, la crescita e un allineamento più profondo con il proprio scopo.
Il rabbino Shimon, tradizionalmente associato alla dimensione mistica della Torah, viene ritratto in modo singolare come colui che può percepire la realtà spirituale celata nel mondo fisico. Ciò che appare doloroso in superficie si rivela, nella sua radice più profonda, un'espressione della bontà divina.
Conclusione: Dal bene nascosto al bene rivelato
Il pensiero mistico ebraico insegna che la realtà non è sempre ciò che appare. Ciò che percepiamo come sofferenza potrebbe, in realtà, essere una forma nascosta di benedizione. La speranza ultima è che al tempo della redenzione, questa occultazione venga rimossa e che possiamo percepire chiaramente come ogni cosa – persino le difficoltà – sia radicata nella bontà divina.
Discorso del rabbino Tuvia Serber
Questa è una rappresentazione del testo parlato convertito in testo scritto.
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